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Fazzini Ndour Fiorentina

La stagione della Fiorentina, a questo punto, può essere definita da “una carda e una fredda”, come si dice in vernacolo fiorentino sponda San Frediano. Sì, perché dopo gli improperi causati dalla nottata londinese di Conference League, tre a zero e a nanna, la Fiorentina riceve la Lazio di Sarri per un Monday Night che sa di salvezza. La vittoria ottenuta al Franchi e le contemporanee sconfitte di Cremonese e Lecce, proiettano i Vanoli boys a otto punti sopra la zona rossa e, con sei partite da giocare, il veliero viola sembra quasi arrivato in porto (anche se assomiglia più a una scalcinata scialuppa di salvataggio).

Primo Tempo 

I primissimi giri d’orologio del match arbitrato da Fabbri di Ravenna mettono in scena il solito film con attori protagonisti quelli in maglia viola. Approccio morbido, difesa disorientata e due occasioni concesse in nove minuti a Zaccagni e Cancellieri. La differenza rispetto al recente passato la fa De Gea che, tornato fenomeno tra i pali, nega il vantaggio ai biancocelesti. 

La Fiorentina piano piano si organizza e inizia ad occupare bene il campo nonostante le solite fastidiose assenze di Kean e Parisi oltre agli squalificati Gud e Fagioli

Questo il piano gara: Piccoli che fa a spallate con chiunque gli capiti a tiro; Mandragora che si cimenta con la regia anche se senza macchina da presa; Harrison che sbuffa e ara la fascia destra in stile Premier League mentre Fazzini si ricorda di essere finalmente un bel giocatorino anche se schierato, come sempre, fuori ruolo. 

Dentro questo scenario la Fiorentina costruisce il suo vantaggio al 28’: Dodò pesca il Beatle viola Harrison sulla fascia destra, cross morbido sorprendentemente col piede sbagliato per il colpo di testa quasi cestistico di Gosens che svetta su Lazzari e Cancellieri. La palla s’insacca di rimbalzo sul palo alla sinistra del portiere laziale Motta ed è uno a zero Fiorentina. Lo stadio esulta e sugli spalti, il tifoso medio viola la chiuderebbe qui ma la strada è ancora lunga. Si arriva comunque senza sussulti al 45’.

Secondo Tempo 

La partita ricomincia con la Fiorentina in controllo e la Lazio che prova a mettere pressione ai viola ma senza troppa convinzione. Nel post-partita Sarri infatti si accalorerà più per l’accoglienza ricevuta dal Franchi che a commentare i suoi. Una scossa la danno i cambi del Mister cresciuto in Piazza Alberti che con l’entrata in sincrono in campo di Pedro, Noslin e Isaksen prova a cambiare marcia. E in effetti al 62’ qualcosa accade: Mandragora anticipa proprio Noslin appena dentro l’area viola. Ne esce un contrasto in cui l’attaccante laziale salta in aria petto a petto con Rolly in stile pubblicità dei Ringo Boys per poi ricadere dolorante a terra. Fabbri è categorico: simulazione di Noslin, ammonito, e punizione per la Fiorentina. Non è così convinta la sala Var che richiama il collega al monitor. Dopo alcuni minuti di caotica revisione a bordocampo, l’arbitro conferma: niente rigore, simulazione confermata. Ecco l’esatto momento in cui il tifoso medio viola ha realizzato che, forse, la stagione è svoltata davvero. La Lazio quindi si sgonfia definitivamente ma restano da citare i sette minuti di recupero concessi durante i quali i giocatori viola mettono su una corrida per far scorrere il tempo. Piccoli in primis si immola alla bandierina biancoceleste per conquistare falli e corner a ripetizione fino al fischio finale: “siamo come i tori a Pamplona” canterebbe il noto tifoso laziale Tommaso Paradiso che salutiamo con affetto. 

Epilogo

La Fiorentina vince, la Serie A è quasi acquisita anche nell’anno del Centenario, uno scenario che fino a dicembre sembrava perfino utopistico. Ora, testa al Crystal Palace sognando un’improbabile notte magica. Viola, s’intende. 

Playlist della settimana

  • Pamplona – Fabri Fibra, Thegiornalisti

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