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Stadio Franchi
Foto: Fiorentinanews.com

Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri, di Sinistra Progetto Comune, hanno commentato così la giornata importante per il Franchi a Palazzo Vecchio.  

Le parole sul Franchi

 “L’annuncio della Sindaca sul futuro dello stadio comunale Franchi è purtroppo chiaro: concessione di 60 anni, 101 milioni di investimento da parte della società privata, nessun canone fisso, perché il piano prevede di chiudere «a saldo netto nullo». Ci è stata promessa una comunicazione, senza che la delibera sia ancora pubblicata: non solo, non abbiamo nessuno dei documenti che pure da tempo chiediamo, perché ci potesse essere una discussione pubblica sui criteri. Confermiamo ciò che diciamo da tempo, “come un disco rotto”: il pubblico in questa vicenda è subalterno al privato. Il quadro economico vigente del primo stralcio, aggiornato al 15 ottobre 2026, vale 151,3 milioni ed è coperto quasi per intero da fondi statali, mutui e risorse del Comune. Dei 101 milioni annunciati, 54 più IVA servono a finire i lavori, cioè il fabbisogno residuo che la Giunta a luglio aveva promesso di coprire comunque «mediante risorse pubbliche»; gli altri 47 sono allestimenti, skybox e spazi commerciali, la parte da cui il concessionario incasserà”. 

Costi tra pubblico e privato

“Sui lavori, quindi, il pubblico ha messo circa tre quarti; anche contando gli allestimenti che servono al suo stesso incasso, la società resta sotto la metà dell’intera operazione, e ne ottiene la gestione esclusiva per sessant’anni, su un fatturato che lo stesso Comune ha stimato nel DUP 2027-2029 in oltre 1,5 miliardi di euro, circa 25 milioni l’anno. Oggi, secondo quanto riportato dalla stampa, la società paga un canone di circa 600.000 euro a stagione: domani niente. I «circa 300 milioni» di impegno complessivo comprendono, oltre ai 101 di investimento e a circa 70 di manutenzione straordinaria in cinque cicli, circa 130 milioni di gestione e manutenzione ordinaria spalmati su sessant’anni: sono i costi di chiunque faccia impresa dentro uno stadio, e i ricavi servono a ripagarli. Non solo: in questi anni non abbiamo mai ottenuto sufficiente chiarezza proprio sui costi di manutenzione, ordinari e straordinari, da parte di proprietà (Comune) e soggetto concessionario (ACF Fiorentina S.r.l.). Metterli in fila accanto all’investimento serve a giustificare una durata che il Codice dei contratti lega al tempo necessario per recuperare il capitale. Un piano economico-finanziario che chiude a zero lo fa al tasso di rendimento che il proponente si assegna: il canone è la variabile che avanza, e senza leggere il piano non si può dire se quello zero è equo. Un canone annuale che tenesse conto dei 101 milioni anticipati avrebbe garantito alla Città risorse per sessant’anni; così invece il bene resta pubblico sulla carta e non rende nulla alla comunità”. 

Perdere il controllo per due generazioni

"La partecipazione del Comune ai ricavi oltre le previsioni scatta su un piano che già conta 29 partite l’anno, coppe comprese, ed esclude i ricavi «legati ai meriti sportivi»: l’unico rialzo vero resta fuori dal patto. La trattativa è partita male per la Città. A luglio la Giunta ha scritto che il fabbisogno residuo sarebbe stato coperto comunque con soldi pubblici, prima ancora di aprire l’istruttoria. L’accordo con il Politecnico di Milano, che oggi certifica la convenienza, è stato approvato il 24 aprile, tre giorni prima della lettera con cui la società si è fatta avanti, per 20.000 euro di spese vive. La gara che seguirà prevede per legge la prelazione del promotore. Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di pubblicare subito la delibera, il verbale della conferenza di servizi con i pareri e le prescrizioni, il piano economico-finanziario e le relazioni del Politecnico, come il Comune ha fatto per il project financing dell’impianto Grazzini; di portare la concessione al voto del Consiglio comunale, come prevede l’articolo 42 del Testo unico, e al parere del Quartiere 2. Uno stadio pagato dalla collettività e vincolato come monumento non può uscire dal controllo pubblico per due generazioni con una comunicazione in aula".


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