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Riccardo Braschi

Tra le mille cose che si possono imputare (al netto dei meriti) a Paolo Vanoli, lo scarso impiego di Riccardo Braschi è forse la più pretestuosa. Ha fatto scalpore, visto il momento drammatico del calcio italiano e il prolungato riscaldamento, il mancato inserimento del classe 2006 nel corso di Fiorentina-Sassuolo. Certo un suo ingresso non avrebbe prodotto chissà quali danni o alterato lo 0-0 finale e un elemento di curiosità, in un pomeriggio di sbadigli, avrebbe fatto bene.

Ma il punto è che si sarebbe trattato di curiosità, più che di travaso reale dalla Primavera alla Serie A. Come curiosità, ma nulla più, la destano i vari Balbo e Puzzoli o l'hanno destata prima di loro Harder, Martinelli o Amatucci. I casi Chiesa o Vlahovic sono rari perché raro è che un giocatore del campionato Primavera sia già pronto per la prima squadra.

Il punto allora è duplice: da un lato bisognerebbe uscire dalla convinzione che giovane=forte ma costruire una dinamica per cui se il giovane gioca non è perché si voglia sollazzare il pubblico con un balocchino nuovo ma perché effettivamente in grado di dare un contributo. E qui arriviamo al secondo punto: il torneo Primavera non è attendibile, non è allenante e propedeutico per il calcio dei grandi. Il buon Braschi a breve compirà 20 anni e ha già visto coetanei e inferiori d'età imporsi in realtà professionistiche, a vari livelli (e non importa scomodare sempre Yamal). E allora finché oggetto di polemica sarà il mancato utilizzo del capocannoniere, ventenne, della Primavera, l'accusa non potrà che risultare fragile e pretestuosa.


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