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Giancarlo Antognoni

Caro Antonio,
alla festa per i cento anni della Fiorentina ci sarà chi ti ha visto muovere i primi passi in maglia viola; chi ha trattenuto il respiro quando sei rimasto a terra, esanime, dopo il tremendo scontro con Martina; chi ha imprecato contro il destino cinico e baro per quella tibia e perone spezzati o per quel maledetto taglio al piede che ti costrinse a saltare la finale Mundial dell'82.

Caro Antonio…

Ci saranno tanti ex bambini, oggi uomini fatti, che hanno indossato una maglia viola con il numero 10 e il tuo nome scritto sopra. O forse anche senza nome, perché non serviva scriverlo per sapere a chi appartenesse quel numero.

Ci sarà chi, nelle bustine Panini, preferiva trovare un doppione della tua figurina anziché una mancante per completare l'album. E magari, quel doppione, lo custodisce ancora nel portafogli come un santino laico.

Quanti ricordi legati all'Unico 10

Ci sarà chi, da tifoso viola viscerale, per l'unica volta nella vita ha applaudito un gol segnato contro la propria squadra: quello che realizzasti con la maglia del Losanna.
Ci sarà chi non ti ha potuto ammirare sul campo ma ha sentito mille racconti sul “ragazzo che giocava guardando le stelle” e non vede l'ora di vederlo da vicino.
Tu, caro Antonio, sei una leggenda vivente per i tifosi della Fiorentina. Non c'è bisogno che qualcuno ti inviti alla festa dei cento anni, né per mail né per telefono. Non cercare ipocriti salamelecchi.

Un posto di diritto per il centenario

Alla festa del Centenario hai un posto che nessuno può assegnarti e nessuno può toglierti. Hai una sorta di diritto divino a esserci. Perché a chiederti di partecipare — anzi, a esigere la tua presenza — è l'intera Firenze viola. 
Ti prego, non la tradire


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