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Rocco Commisso

Ho sempre sostenuto, in più occasioni e anche per iscritto, di considerare positiva per Bagno a Ripoli l’operazione Viola Park. E continuo a pensarla così. Anche dal punto di vista urbanistico, nonostante l’incombenza dei padiglioni, il centro sportivo non mi è mai sembrato un pugno nell’occhio.

Tuttavia queste considerazioni non mi portano a condividere la scelta di dedicare il capolinea ripolese della tramvia a Rocco B. Commisso. “Un modo per ricordare Rocco Commisso e quello che ha realizzato”, ha spiegato il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti. Ma per tenere viva la la memoria c’è già una scritta a caratteri cubitali che campeggia davanti all’ingresso del centro sportivo della Fiorentina, lungo via Pian di Ripoli.

Commisso, finanziando la costruzione del Viola Park, ha fatto un investimento, non una donazione. È quello che fanno gli imprenditori accorti – e certamente Commisso lo era: investono capitali contando di ottenere, nel tempo, un ritorno superiore a quanto hanno speso. Perché, allora, aggiungere anche il suo nome alla dicitura “Viola Park”, che da sola rappresenta una più che comprensibile indicazione geografica di un luogo ormai noto e destinato a diventare una delle fermate della tramvia?

C’è poi una questione di proporzioni

Le altre fermate richiamano la zona circostante e, in alcuni casi, rendono omaggio a personaggi di grande rilievo storico e culturale: Pellico, Leopardi, Matteotti, Beccaria, Dalla Costa, Bartali. Nomi che appartengono alla memoria collettiva e che hanno segnato la storia del Paese, della città o dello sport e ai quali, per questo, sono state intitolate delle strade.

Mi sembra difficile stabilire un paragone con il presidente Rocco Commisso. Lo dico con il massimo rispetto per una persona che ci ha lasciato troppo presto. L’unica concessione alla cronaca, nelle denominazioni delle fermate, è l’aggiunta di Mario Primicerio accanto a «Libertà», in omaggio all’ex sindaco di Firenze. Anche in questo caso, però, il confronto con Commisso mi pare non regga.

C’è infine un problema che non è soltanto simbolico

Se un giorno la Fiorentina cambiasse proprietà, il nuovo presidente potrebbe decidere di modificare il nome del centro sportivo. Oppure mantenere “Viola Park”, sostituendo però al nome di Commisso magari quello di uno sponsor: una casa automobilistica, una banca, un’azienda alimentare. Perché questo, piaccia o no, è il business.

Che farebbe allora il Comune?

Sarebbe costretto a cambiare anche il nome del capolinea della tramvia? Oppure lo manterrebbe, consegnando ai posteri un’intitolazione diventata nel frattempo difficile da spiegare? So già che qualcuno attribuirà questa mia critica a una presunta, e inesistente, animosità nei confronti di Commisso per quanto accadde al Viola Park quasi tre anni fa. Non è così. Con la Fiorentina i rapporti si sono normalizzati da tempo. Dunque, a chi vorrà commentare o criticare questa mia posizione, chiedo soltanto una cosa: di farlo con la testa, non con la pancia. Che, temo, sia stato proprio il modo irrazionale con cui è stato scelto il nome per il capolinea a Bagno a Ripoli.


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