“Fagioli, playmaker a tutto tondo. Regista con la Fiorentina e mezzala in Nazionale? Oulaï non è un vertice basso ma in Italia…”

Sul sito specializzato l’Ultimo Uomo, il giornalista Emanuele Mongiardo si è soffermato sul centrocampista della Fiorentina Nicolò Fagioli, di recente tornato protagonista con la Nazionale Italiana dopo due anni. Dell’ampio articolo di Mongiardo riportiamo dei passaggi salienti, soprattutto in chiave Fiorentina.
“L’ultima volta di Nicolò Fagioli con la maglia della Nazionale si era conclusa in maniera piuttosto anonima, quando nell’ottobre 2024 l’Italia affrontava Israele nella quarta giornata del girone di Nations League. Gli Azzurri avrebbero disputato una delle migliori prestazioni della gestione Spalletti, con una vittoria per 4-1, ma nonostante ciò, Fagioli era sembrato titubante tanto da meritarsi la sostituzione all’intervallo per scelta tecnica. Un pezzo che non andava bene in un ingranaggio che pure pareva funzionare. Fagioli, infatti, in quella partita era stato impiegato da semplice regista, vertice basso di un centrocampo a tre, completato sul centro sinistra dal tuttofare Tonali e sul centro destra dall’incursore Frattesi, la stessa posizione nella quale era naufragato – insieme a tutti i suoi compagni, per la verità – di fronte alla Svizzera negli ottavi di finale di Euro 2024, appena qualche mese prima, quando a sorpresa, Spalletti aveva scelto di lanciare Fagioli per la prima volta da titolare”.
‘Pioli e Vanoli hanno deciso: ‘Fagioli regista’’
“La sconfitta con la Svizzera, però, aveva rivelato come Fagioli mancasse delle caratteristiche adatte a muoversi da vertice basso: non era una novità, visto che in quella posizione non ci aveva mai giocato e che, sin dagli esordi, tutti lo avevano dipinto come una mezzala di qualità. Invece il futuro era più vicino di quanto immaginassimo, o di quanto forse avrebbe fatto bene a Fagioli. E così, un anno e mezzo dopo gli Europei in Germania, sia Stefano Pioli che, soprattutto, Paolo Vanoli, hanno deciso che Fagioli dovesse diventare definitivamente un regista. Se Pioli aveva potuto sperimentarlo solo in parte in quella posizione, è stato l’ex allenatore di Venezia e Torino a dirottarlo in pianta stabile nella nuova posizione, così Fagioli si è assestato da vertice basso di un centrocampo a tre, accompagnato il più delle volte da mezzali di gamba. La Fiorentina si è salvata, lui in alcune partite si è anche esaltato, ma la sua stagione non è stata trascendentale – e difficilmente avrebbe potuto esserlo in un contesto come quello viola”.
‘Una parabola di crescita mai del tutto ascendente’
“Oggi Fagioli ha 25 anni e gli mancano un paio di stagioni per entrare in quell’età in cui un centrocampista, di solito, esprime il meglio della propria carriera. L’impressione, però, è che la parabola della sua crescita non abbia mai del tutto preso una traiettoria ascendente. Certo, ci sono state altre vicende in mezzo, e né la Juventus né la Fiorentina sono stati i più salubri dei contesti in questi anni, un po’ per tutti i giocatori che ne hanno fatto parte. Su Fagioli, però, permane il dubbio che i pezzi pregiati del suo repertorio non siano mai stati sfruttati a dovere. In altre parole, alla fine Fagioli a giocare da regista ci si è adattato, ma lo ha fatto per necessità, perché le sue qualità tecniche gli permettono di sopravvivere un po’ ovunque, non perché sentisse davvero il ruolo. E forse, in Italia, non avrebbe potuto fare altro: la Serie A è un campionato estremamente peculiare dal punto di vista tattico, che si è sviluppato in una direzione totalmente diversa rispetto al resto dei principali campionati”.
“Sempre per rimanere alla Fiorentina, la dimostrazione lampante di tutto ciò è il fatto che Grosso, nel suo breve interregno, abbia utilizzato Oulaï da vertice basso di centrocampo. Oulaï non è in alcun modo un metodista, non lo ha mai fatto, al massimo ha giocato in una doppia mediana. Nel paradigma della Serie A, però, è difficile contemplare un ruolo diverso da quello del regista basso per un centrocampista tecnico e di bassa statura. Se gli interni devono coprire spazi ampi, se devono pensare ad invadere più che a palleggiare, se sono essenzialmente giocatori da duello, non c’è spazio per mezzali di possesso. Fagioli ha dovuto adattarsi per sopravvivere, nonostante la consapevolezza dei suoi allenatori di non trovarsi di fronte a un regista puro. Come detto, però, per mezzali così c’è poco spazio, così Fagioli deve abbassarsi da regista. E se alle volte, in quella posizione, orienta il controllo all’indietro, è anche perché le distanze intorno a lui sono ampie, e non ha nessuno nell’immediatezza a cui appoggiarsi”.
“Per la prima volta da tanto tempo, Mancini ha riportato Fagioli nella posizione di mezzala e ai compiti che sente suoi nella sfida tra Turchia e Italia e Fagioli ha brillato, elevandosi rispetto ai compiti più burocratici che gli toccano da vertice basso di centrocampo. Il fatto è che giocare stabilmente da regista basso richiede doti che un po’ cozzano col suo repertorio attuale. Agire da metodista, ad esempio, può richiedere di giocare in modo minimale, magari limitandosi a fare da parete. Fagioli invece è un centrocampista che ama toccare tanto il pallone. Non che non sia in grado di giocare di prima o a due tocchi: anzi, in un contesto dinamico e associativo come quello di Turchia-Italia riesce a farlo anche con disinvoltura, a volte concedendosi il lusso del passaggio d’esterno”.
“La sua natura, però, è tenere palla, nasconderla agli avversari, scaricarla e smarcarsi, per dare continuità al gioco e portarlo in zone pericolose, sul limite dell’area. Partire da mezzala, con un compagno alle spalle (Tonali in questo caso), gli offre quindi più libertà di movimento e di interpretazione. Lo testimoniano non solo la qualità delle sue esecuzioni con la palla, ma anche i suoi smarcamenti, il tempismo con cui intuisce dove muoversi, sia che debba ricevere lui, sia che debba farlo un compagno. Il segreto è permettergli di giocare in modo più dinamico e spontaneo. Al contrario, da regista, nel suo club, in situazioni di impostazione più statiche, a volta tende a schiacciarsi troppo sui difensori in possesso: un metodista, invece, dovrebbe sapersi allontanare dalla palla sia per non portare avversari in zone scomode, sia per far spazio ai compagni. Non avendo però una formazione da regista basso, Fagioli non ha ancora quel tipo di gestione delle distanze”.
“Senza considerare tutte le implicazioni difensive del ruolo di vertice basso. Fagioli nella Fiorentina è l’ultimo presidio davanti alla difesa e deve capire quando alzarsi, soprattutto in gegenpressing. Mentre dimostra una buona attitudine a difendere in avanti, se c’è da correre all’indietro, a causa delle leve corte va in difficoltà. Va da sé che se esce male in pressione è perduto. Da mezzala, invece, la sua attitudine ad aggredire in avanti riceve maggior protezione dal mediano alle spalle".
‘La carriera di Fagioli può svilupparsi in due direzioni’
“Nella Serie A delle marcature a uomo, a volte, si trova nella paradossale condizione di dover seguire l’avversario fino a schiacciarsi sulla linea difensiva, diventando un centrale aggiunto. Tutte situazioni che da mezzala potrebbe evitare, se solo la Fiorentina e la Serie A iniziassero a chiedere ai loro interni di rimanere più vicini ai registi e di palleggiare un po’ di più. Ciò non toglie, comunque, che Fagioli nei prossimi anni o addirittura mesi non possa affinare le doti per diventare un playmaker a tutto tondo: uno che gioca come lui sotto pressione, col tempo, finirà inevitabilmente per abbassare il raggio d’azione. Chissà, magari la carriera di Fagioli, nel breve periodo, si svilupperà in due direzioni. Da una parte la versione da regista con la Fiorentina, in attesa di imparare a trovare meglio la posizione e a dare il ritmo giusto ai passaggi (un’altra sua piccola carenza). Dall’altra quella della Nazionale, da mezzala di possesso, o di palleggio come dicono i suoi allenatori”.



