​​

Pradè Ferrari
Pradè e Ferrari. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

È notizia di pochi giorni fa la multa di sei milioni di euro comminata dalla UEFA, massimo organismo del calcio europeo, alla Fiorentina per “eccessivo costo della rosa”: in parole povere, i Viola sono stati multati perché il costo della rosa superava il 70% dei ricavi del club, sforando quindi il tetto imposto da Nyon. La notizia, secondo quanto appreso dai più, non ha creato particolare stupore al Viola Park, da dove forse era già arrivata la consapevolezza che qualche conto non quadrasse.  

La prova evidente di ciò che non è andato  

Più che uno svantaggio, date l’esiguità della cifra per un club del livello della Fiorentina e l’assenza di ripercussioni sul mercato, la multa dall’UEFA rappresenta il definitivo punto esclamativo sul fallimento tecnico-economico della passata stagione: i Viola sono andati, a livello salariale, oltre le loro possibilità per... salvarsi a tre partite dalla fine. Dato che, se non ci fosse di mezzo la nostra amata Fiorentina, sarebbe onestamente degno di una barzelletta

Una precisazione necessaria 

Le colpe? Note e stranote, anche se va fatta una doverosa precisazione: la famiglia Commisso, in primis Rocco, in questi anni è stata sempre molto attenta ai costi ed ai bilanci del Club, tant’è che anche in questo momento, nonostante la multa e la stagione fallimentare, la Fiorentina è una delle società più sane d’Italia. La sensazione è che, quindi, tutti (a cominciare dalla proprietà) fin dall’inizio della stagione fossero consapevoli di essere oltre quel 70%, ma che, per la prima e forse unica volta con la proprietà americana, sia stato barattato il rispetto di tale paletto in nome di una maggiore competitività volta a raggiungere, come confermato numerose volte da Pradè, Ferrari e Pioli, un trofeo nell’anno del Centenario. Ciò detto, i risultati fallimentari che ne sono conseguiti sono sotto gli occhi di tutti. 

L’esempio da cui prender spunto  

La via da seguire per uscire dall’infrazione, al momento, appare solo una, ossia abbassare i costi della rosa: non è un caso, infatti, che il neoacquisto Viery andrà a guadagnare poco meno di un milione di euro netti per cinque anni, stessa cifra che andrà a Koleosho, sempre più vicino a vestirsi di viola. Pressappoco ciò che, da una vita, viene fatto a Como, che ha evitato alla squadra lariana di incorrere in sanzioni relative al costo della rosa: se giocatori come Baturina, Alex Valle e Nico Paz sommati arrivano a guadagnare quanto lo stipendio lordo di Roberto Piccoli, i commenti stanno francamente a zero. Il Como non ha paura di spendere per il cartellino di un giocatore (anche se nel passato mercato le cifre non son state tanto diverse da quelle dei Viola...), ma si è mostrato rigoroso per quanto riguarda gli ingaggi: la stessa cosa che, sebbene con tutte le difficoltà del caso, sta provando a fare in casa Fiorentina anche Fabio Paratici, conscio di dover dare una sforbiciata al costo della rosa. 


💬 Commenti (2)