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Rolando Mandragora

Di squadre come la Fiorentina di quest'anno se ne son viste forse ma forse anche no: resta davvero impossibile dare un giudizio che non sia soggetto a ribaltamento nello spazio di pochi giorni o poche partite e l'unica cosa stabile e certa è appunto l'instabilità. Una squadra sconclusionata per tanti versi, da come è stata costruita all'assenza di reali leader credibili o dal rendimento continuativo, fino agli improvvisi e imprevedibili black out.

Ogni fase di presunti segnali positivi in questa stagione è stata poi regolarmente cancellata da rovescioni inaccettabili e sconcertanti e la vittoria sul Rakow non può certo autorizzare ad un maggior ottimismo. Nella totale imprevedibilità di questa Fiorentina però, il successo è però l'unica medicina sicura e unico presupposto con cui ci si poteva augurare di approcciare lo scontro salvezza con la Cremonese. Con un briciolo di leggerezza in più ma nessun sospiro di sollievo, nessuna illusione.

Il tono dimesso di Rolando Mandragora nel post Rakow è parso emblematico e terribilmente attinente alla realtà: nessun proclama, una vittoria percepita solo come marcia di avvicinamento alla 'battaglia' vera e propria di lunedì. Il giusto (e unico) peso possibile da dare alla Conference in questo momento.


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