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Fabio Grosso

Con Fabio Grosso che sembra sempre più destinato a diventare il prossimo allenatore della Fiorentina, tra le mura del Viola Park inizia a delinearsi l'alba di un nuovo progetto dopo un'annata veramente difficile da digerire. Con questa scelta, discussa e che farà discutere, si ritorna al paradigma pre-Pioli dell'allenatore in rampa di lancio: la domanda lecita è se sia questo ciò che serve alla Fiorentina adesso.

Ritorno alle origini

Il capostipite di questo archetipo di ‘mister’ è stato ovviamente Italiano, prelevato dallo Spezia neopromosso che lui stesso aveva portato in Serie A e col quale aveva raggiunto la salvezza al primo tentativo. Per quanto fatto vedere a Firenze in 162 panchine, ha senz'altro alzato l'asticella in termini di qualità e di identità di gioco, mancando solo la ciliegina sulla torta del ritorno alla vittoria di un trofeo, pur arrivando per tre volte a vederla da vicinissimo. Chiuso il suo ciclo, la Fiorentina era una squadra solida e abituata a galleggiare nelle zone vicine all'Europa che conta, ma non abbastanza vicine.

Invece che virare su un tecnico più esperto - la piazza gridava a gran voce il nome di Sarri -, la scelta è ricaduta su un'altra scommessa, quella di Palladino, neopromosso col Monza salvandolo poi molto confortevolmente. Si è andata perdendo l'identità di gioco, ma in compenso sono aumentati i punti in classifica, anche se la rincorsa europea si è arenata appena prima della finale. Tutt'altro che lieto fine nella separazione con la società e, nuovamente, l'impressione che manchi l'allenatore da ‘salto di qualità’.

La scelta di Pioli ha in qualche modo ribaltato la tradizione, portando un tecnico esperto già noto alla piazza, con uno Scudetto nel bagaglio e una non idilliaca esperienza araba alle spalle: le scaramucce con Allegri sui discorsi relativi alla Champions fanno sognare i tifosi fiorentini, e invece la stagione prende la piega ormai tristemente nota che fa pensare al peggio per una larga parte di annata. Vanoli, intanto, salva la squadra in corsa con merito ma, visti gli ultimi risvolti, il suo ruolo sembra sempre più quello di un traghettatore.

Terzo tentativo

In tutto questo a Firenze cambia anche il DS, e arriva un uomo di calcio come Paratici: sa che c'è bisogno di rifondare e che lui è il primissimo step di quella che deve essere una nuova era. Sempre lui decide - apparentemente - di affidare la panchina viola a Grosso, allenatore di una neopromossa come il Sassuolo che ha salvato con largo anticipo, facendo vedere un calcio interessante. Si riparte, di nuovo, dal bisogno di aprire un ciclo, un progetto tecnico che restituisca dignità al calcio visto al Franchi e che dia soddisfazioni. Che la terza volta sia quella buona, e non un terzo strike.


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