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Giancarlo Antognoni

La leggenda della Fiorentina Giancarlo Antognoni ha rilasciato una lunga intervista a La Nazione. L'autobiografia, il centenario, i ricordi e l'amore per Firenze nelle parole dell' “Unico 10” viola. 

Il centenario

“Come mai ho scritto il libro? Giuro sarà l'ultima volta, ma perché i Cento anni della Fiorentina mi fanno effetto e buona parte della mia carriera e vita li ho trascorsi qui. Mi conoscete, sono sempre chiaro e non cambio idea. Questa è la festa dell'attuale proprietà che non mi ha considerato per cinque anni. E poi, ci sono tanti altri grandi giocatori che hanno fatto la storia della Fiorentina...".

Le bandiere oggi

“Oggi è complicato spiegare ad un giovane che una volta nel calcio c'erano le bandiere. Ora No, tutto va di corsa, è un mondo diverso. Prima c'era la voglia di riconoscersi in qualcosa o qualcuno. Poi con la globalizzazione si è perso il valore delle piccole cose, come lo stare insieme, condividere e fraternizzare. Lo vedo con i giovani. Prima si poteva crescere con calma, ora no. E il calcio non puoi farci nulla, ti devi adeguare e devi soprattutto usare la testa. Pensi a Palestra: in un attimo si è ritrovato in Premier, impossibile dire di no, ma sono sicuro che farà bene perché è un ragazzo che ha la testa giusta”.

I rifiuti

“Io ho detto no a Juve, Milan e Roma, anche se con i giallorossi ho vacillato, perché è la città di mia moglie. Ma Firenze ha per me un affetto straordinario ricambiato. E stava anche cambiando la Fiorentina, stavano arrivando i Pontello”. 

I legami

“Con chi ho legato di più? Con gli azzurri dell'82 ci teniamo in contatto con la chat che abbiamo. Vedo spesso tutti quelli che sono rimasti a vivere qui o che capitano spesso, come ad esempio Ciccio e Moreno Roggi con il quale ho iniziato a giocare qui. Perché a Firenze, anche se abiti fuori, non puoi fare a meno di tornare...”


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