Viola Confusion - “Stayin’ Alive”, da riportarlo in braccio in Inghilterra al nuovo Cafù
Fiorentina-Napoli è planata sul penultimo sabato settembrino all’ora di pranzo. Il cosiddetto lunch match delle 12.30. Che poi, a parte alcune categorie di lavoratori, gli anziani e quelli ancora in hangover dal venerdì sera, chi è che pranza così presto?
Un orario ibrido che costringe a una colazione robusta prima del fischio d’inizio oppure a una merenda anticipata dopo la fine della partita. Insomma, va a finire che uno, per par condicio, non può mangiare né una bistecca al sangue né una pizza con il cornicione e si ritrova disorientato con un pacco di gallette di riso in mano.
Fiorentina e Napoli, Vanoli contro Allegri, avevano quindi l’onere di lenire i languori del tifoso viola medio, che già sognava il colpaccio casalingo contro gli ex campioni d’Italia. O almeno auspicava che la Viola dimostrasse di essere ancora viva dopo i primi squilli del vanolismo ritrovato: “Stayin’ Alive”, come cantavano i Bee Gees.
Primo tempo
La Fiorentina si schiera con quella che si avvicina molto alla formazione tipo. Per intenderci, quella che persino l’assembramento dei tecnici federali dei circoli Arci metterebbe in campo il lunedì mattina dopo la partita.
All’appello manca soltanto il piccolo Kanté Oulai; per il resto è una Viola a trazione anteriore, con Atta, Mastantuono, Njie e Pellegrino tutti insieme nella metà campo avversaria, pronti a essere innescati dal Maestro Fagioli.
Il Napoli, di contro, si presenta con sette assenze pesanti, ma la squadra pensata da Allegri resta comunque temibile con De Bruyne, Højlund, Lang e compagnia cantante. Rigorosamente neomelodica.
Il sole di settembre picchia da subito come Dragusin, ma non impedisce alle due squadre di affrontarsi senza risparmiare colpi. La Fiorentina parte bene e, ogni volta che intravede l’enorme portiere azzurro Milinković-Savić, sembra poter colpire.
Infatti, tra il 17’ e il 19’, succede quasi l’imponderabile: Mastantuono inventa, Atta si inserisce e colpisce la traversa in scivolata. Sullo sviluppo dell’azione successiva, Fagioli prova a completare l’opera, ma trova la chilometrica mano destra di Milinković-Savić, che devia il pallone ancora sul legno superiore.
Due traverse nel giro di pochi minuti. Il tifoso viola medio non sarà scaramantico quanto quello napoletano, ma il presagio, ecco, non è proprio dei migliori.
Infatti, al 22’, dall’altra parte Olivera risponde centrando il palo con un colpo di testa in tuffo, mentre De Gea evita che il rimpallo finisca in porta. In meno di mezz’ora il Franchi sembra trasformarsi in una falegnameria: legni ovunque, mentre i gol restano prudentemente fuori dalla porta. Almeno fino al ventitreesimo.
Sul corner successivo del Napoli viene attuato uno schema evidentemente provato in allenamento: ti aspetti il sontuoso De Bruyne e invece si presenta lo scozzese Gilmour, che arriva al limite dell’area tranquillo e indisturbato, come un liceale che fa forca a scuola il sabato mattina. Il suo tiro al volo è puntuale, preciso e soprattutto imparabile: zero a uno. Primo gol dopo millemila mesi per il buon Gilmour e il Napoli di Allegri mette il cortomuso avanti.
Si va quindi al riposo con i Vanoli Boys in svantaggio, ma volenterosi.
Secondo tempo
Quando le squadre si ripresentano in campo, Vanoli sostituisce Viery, in difficoltà da terzino sinistro contro Politano, con Valdepeñas. La Fiorentina rientra con la stessa idea: provare a giocarsela.
Al 51’, dopo una serie di rimpalli, l’ex platinato Jiménez riceve al limite dell’area e fa partire un destro da posizione decentrata che prende lo stinco santo di Rafa Marín, manda fuori causa Milinković-Savić e spedisce, con l’efficienza di un corriere premium, il pallone in rete. Uno a uno. Jiménez, che dopo Frosinone volevamo riportare in braccio in Inghilterra, per il tifoso viola medio è ufficialmente il nuovo Cafu.
A questo punto alla Fiorentina l’appetito vien mangiando. Magari verrebbe da dire, visto l’orario. I ragazzi in maglia viola vogliono provare a vincerla. Il Maestro Fagioli e lo Chef Ndour tengono in piedi il centrocampo, Dragusin cancella Højlund e Atta continua a muoversi tra le linee. Davanti, però, Pellegrino fatica e Mastantuono illumina soltanto a intermittenza. Al 63’ ci vuole un monumentale Milinković-Savić per tenere a galla il Napoli. La sua parata sul blanco Valdepeñas è da copertina dell’album Panini.
Nel finale, però, tocca a De Gea ricordarci perché avere un grande portiere resti una delle poche forme di previdenza sociale ancora funzionanti. Prima respinge il tentativo ravvicinato di Neres. Poi vola sul colpo di testa di Favasuli, apparso improvvisamente nell’area viola come il più classico degli ex deciso a rovinarti random la domenica.
Epilogo
Al triplice fischio di Doveri, le due squadre sono stremate. Nota di merito a margine per Beto, che probabilmente ha stabilito un nuovo record in Serie A: tre presenze, tre rovesciate tentate in area piccola e zero palloni presi. Gigante.
Anche da questi piccoli dettagli si capisce che la Fiorentina è sulla via della guarigione. Mister Vanoli, con il suo entusiasmo, l’ha subito rianimata e adesso ci aspettano almeno tre settimane di sosta nelle quali “Stayin’ Alive” non è soltanto un modo di dire, ma un dato di fatto.
Playlist della settimana
- Stayin’ Alive – Bee Gees



